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Umbria. Aifi: “Attacco alla professione del fisioterapista in Consiglio Regionale”

L’Associazione italiana fisioterapisti (Aifi) ha ribattuto alle affermazioni in commissione Sanità e Servizi sociali della Regione Umbria di Fabrizio Fornari, presidente dell’Istituto ‘Enrico Fermi’ di Perugia. “Affermazioni che mettono a repentaglio i corretti percorsi di salute dei cittadini”
29 MAG – Un “inaccettabile attacco alla professione” del fisioterapista, che “mette a repentaglio i corretti percorsi di salute dei cittadini, esposti a false definizioni di competenze” oltre che “affermazioni false e lesive delle norme che regolano l’esercizio della fisioterapia in Italia”.

Così l’Associazione italiana fisioterapisti (Aifi) ha commentato l’audizione in commissione Sanità e Servizi sociali della Regione Umbria di Fabrizio Fornari, presidente dell’Istituto ‘Enrico Fermi’ di Perugia.

Al centro delle discussioni, la delibera di giunta 1031/2017 con cui si stabilisce che “a partire dal prossimo piano di formazione 2018-2020 e fino a un intervento di disciplina nazionale tramite accordo Stato-Regioni, non si procederà ad autorizzare la formazione di massaggiatore masso-fisioterapista e di massaggiatore sportivo”.

Probabilmente il timore di vedere toccati i propri interessi ha spinto Fornari a definire la nostra associazione, rappresentativa della professione del fisioterapista e riconosciuta con decreto ministeriale, come ‘nemico storico’ e a rilasciare una falsa e gravissima affermazione secondo cui ‘i nostri diplomati fanno riabilitazione ortopedica e i fisioterapisti agiscono in quella neurologica, dove servono le competenze dei laureati’”.

“Tali affermazioni – continua Aifi – infondate e strumentali, oltre a generare sdegno per essere state proferite nel palazzo che rappresenta le istituzioni umbre, mettono a repentaglio i corretti percorsi di salute dei cittadini che ricevono false definizioni di competenze. Il fisioterapista, infatti, è il professionista che non solo opera in campo ortopedico e neurologico, ma come riportato nel profilo professionale “nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori, e di quelle viscerali conseguenti ad eventi patologici, a varia eziologia, congenita od acquisita” e cioè in campo cardiorespiratorio, reumatologico, nella riabilitazione del pavimento pelvico, disordini muscolo-scheletrici, in ambito pediatrico, geriatrico, sportivo, palliativo e preventivo”.

Per il presidente dell’AIFI, Mauro Tavarnelli, “non serve commentare ulteriormente se non per aggiungere che l’Associazione italiana fisioterapisti tutelerà la propria immagine e il diritto dei propri iscritti e di tutti i professionisti nelle sedi deputate. AIFI- conclude- è nemica solo dell’arrogante ignoranza di chi contribuisce a rendere peggiore questo Paese oltre che confondere il diritto di parola con il rispetto della legge”.

Paolo Valli: l’imprenditore che ha unito fisioterapia e coaching

Da più di vent’anni Paolo Valli si occupa di riabilitazione dei disordini muscolo scheletrici impiegando sia le tecniche manuali e manipolative sia l’esercizio terapeutico.Negli ultimi anni si è concentrato soprattutto sullo studio della fibromialgia e del dolore cronico ed ha integrato le competenze di fisioterapista e osteopata con quelle del coaching.

Valli, cos’è il coaching del dolore?

Esistono molte definizioni del coaching e del coach; spesso si affibbiano etichette che nulla hanno a che vedere con l’essenza della disciplina. Quella che meno si addice credo sia quella di motivatore. Quando faccio coaching con le persone e con gli atleti mi piace essere riconosciuto come la persona che affianca e che aiuta a ritrovare il bandolo della matassa, ad accelerare i risultati, a far chiarezza sulle scelte, a mitigare le paure. Essere coach del dolore a mio avviso è ancora di più. Significa, innanzi tutto, informare correttamente la persona circa quello che gli sta accadendo (e che spesso non viene fatto ahimè!) e far conoscere quali siano gli strumenti che ha a disposizione per dare una svolta alla propria condizione. Nel dolore cronico e in particolare nella fibromialgia lavoro molto con il paziente sulla ricerca di obiettivi motivanti che vadano al di là del semplice combattere il dolore, ma che diano nuova energia e nuovo spunto a chi si trova in una situazione di grave sofferenza. Il mio scopo è quello di seguire il paziente e tirar fuori quelle risorse che in molti non sanno nemmeno di avere o non hanno più il coraggio di far riemergere”.

Lei ha scritto il libro “La tua svolta al dolore“. Qual è la situazione in Italia della sindrome dolorosa cronica?

“Quando ho scritto il libro non avevo assolutamente la pretesa di pubblicare un tomo scientifico che rivoluzionasse l’approccio al dolore. Ho voluto mettere insieme ed integrare fra loro le conoscenze scientifiche e l’esperienza clinica quotidiana per fornire una vera e propria guida, semplice e chiara, per chi soffre di dolore cronico e di fibromialgia. Il dolore cronico interessa una larghissima fetta della popolazione ed è motivo di sofferenza per la persona con gravi ricadute anche sociali. Oggi non possiamo più parlare in maniera generica solo di dolore per chi ne soffre in maniera costante e quotidiana. Qui entriamo in una sfera differente dove diventa riduttivo basarsi sul semplice sintomo, moderato o grave che sia; stiamo parlando della “malattia dolore” che è un quadro clinico complesso a se stante. In queste forme di dolore gli aspetti bio-psico-sociali sono un tutt’uno perché vi è forte modificazione dei normali meccanismi che governano il dolore, vi sono le implicazioni psicologiche ed emotive che la sofferenza comporta e vi è, infine, l’impatto sociale della patologia sia come concausa del disagio sia come conseguenza di una modificazione della normale relazione interpersonale in conseguenza della malattia.

Sul dolore cronico e sulla fibromialgia si sta facendo molta ricerca, condivisa anche con le realtà estere. In Italia abbiamo ricercatori di chiara fama che quotidianamente si impegnano nell’approfondimento del tema e nella ricerca di soluzioni.

Abbiamo a disposizione farmaci, trattamenti e presidi che possono davvero aiutare il paziente ad alleviare la propria sofferenza. Purtroppo per certe forme di dolore cronico, e per la fibromialgia in particolare, dobbiamo entrare nell’ottica che non esiste una pillola che aiuti a far scomparire la patologia; serve un approccio integrato che implica molto impegno da parte del paziente ma, non dimentichiamolo, anche da parte di chi cura”.

Come unisce fisioterapia e coaching?

“Il presupposto è che mente e corpo sono un’unica entità, non è possibile scindere le due parti. E’ innegabile che in tutte le relazioni d’aiuto (medici, infermieri, fisioterapisti, ecc.) la componente emotiva fa la differenza. Se riusciamo a stabilire il giusto feeling con il paziente, la terapia funziona cento volte meglio, gli studi lo dimostrano.

Perché allora non formarsi in modo più specifico su questa parte relativa al rapporto col paziente? Il modo in cui parliamo, i termini che utilizziamo, il linguaggio del corpo che esprimiamo possono generare salute o addirittura peggiorare la condizione del paziente. Questa cosa mi ha sempre appassionato.

Ma due sono i motivi che mi hanno realmente spinto a capire l’importanza del coaching nel mio lavoro. Da sempre seguo gli atleti e studio la letteratura scientifica attinente; una cosa che mi ha sempre colpito e che allo stesso tempo mi spiazzava è il fatto che su tantissime patologie o esiti chirurgici nello sport, la ripresa ottimale (o addirittura l’abbandono in taluni casi) è determinata dalle componenti psico-emotive legate all’infortunio. Perché nonostante tutti i parametri fisici siano al top quell’atleta non riesce più a raggiungere lo stesso livello di prima? L’atleta non è più in grado di raggiungere la sua performance oppure si reinfortuna in tantissimi casi perché è pervaso dalla paura di rifarsi male, perché ha dei blocchi mentali legati a certe gestualità, perché sente l’ansia determinata dall’insicurezza della sua situazione o dalla pressione del tifoso, della società, dei media. Perché allora non agire su questa componente fin dall’inizio con lavori di coaching specifico? Qui davvero posso fare la differenza.

Il secondo motivo è legato concretamente ad una mia cara paziente fibromialgica che ho seguito anni fa, e che ha ispirato anche il mio libro: con lei qualsiasi tecnica io utilizzassi non dava risultati. Il risultato è arrivato quando lei per prima ha trovato la forza di fare il salto di qualità e di pensare ad obiettivi importanti per lei. E soprattutto concreti. Quasi tutti i pazienti hanno come unico obiettivo combattere il dolore. Niente di meno motivante dal mio punto di vista. E in più il nostro cervello vede sempre in quell’unica direzione ponendo ogni risorsa sempre e solo nel dolore. L’energia che quella paziente è riuscita a far scaturire dal suo forte obiettivo, dal desiderio di realizzare quel suo sogno, ha modificato in maniera sostanziale il suo dolore, che è passato in secondo piano fino a sparire. E ha trasformato la sua vita. Vorrei riuscire come coach ad aiutare molte persone a riscoprire la voglia di vivere che è stata sommersa dalla paura, dal dolore e dalla sofferenza”.

Posso detrarre le spese per la fisioterapia?

Spese sanitarie, come muoversi nei casi di fisioterapia? Possono essere detratte? Tra le somme per le quali si ha diritto alla detrazione d’imposta del 19%, “limitatamente all’ammontare che eccede complessivamente la franchigia di 129,11 euro”, rientrano “anche quelle sostenute per l’assistenza infermieristica e riabilitativa, inclusa la fisioterapia”. E’ quanto viene ricordato da ‘Fisco Oggi’, rivista telematica dell’Agenzia delle Entrate.

La spesa, si legge, “deve essere documentata mediante ricevuta fiscale o fattura, anche in forma di ticket se la prestazione è resa nell’ambito del Servizio sanitario nazionale (in quest’ultimo caso, la detrazione compete per l’importo del ticket pagato)“. Se invece la fattura “è rilasciata da soggetto diverso da quello che ha effettuato la prestazione, è necessario munirsi di un’attestazione dalla quale risulti che la prestazione stessa è stata eseguita direttamente da personale medico o paramedico o comunque sotto il suo controllo (circolare n. 7/E del 27 aprile 2018)”.

Fisioterapia: curarsi con un laser rivoluzionario

Presentata nella sede del Milan AC la Theal Therapy, il laser made in Italy che promette di curare in tempi record tendiniti e lesioni muscolari, ulcere cutanee e diabetiche, ernie, lombosciatalgie e altro
Entrare nella sede dell’AC Milan per un tifoso è un po’ come varcare la soglia di una cattedrale. Meraviglia e stupore e il pensiero fisso di poter incrociare qualche calciatore famoso (salvo poi ricordarti che sono ad allenarsi). Invano, il tifoso si è dovuto «accontentare» della bandiera rossonera Franco Baresi alla presentazione di Theal Therapy, tecnologia medica brevettata da Mectronic, che, da oltre 10 anni, aiuta lo staff medico della casa rossonera per il recupero dei suoi giocatori.

La Theal Therapy promette di rivoluzionare la fisioterapia, come ha commentato capitan Baresi, che di infortuni ne ha vissuti parecchi: «Lo sviluppo di tecnologie rivoluzionarie come il laser di Theal Therapy, una vera e propria terapia dei campioni alla portata di tutti, rappresenta uno strumento d’avanguardia e io e il Milan siamo orgogliosi di poter beneficiare di queste importanti innovazioni create in Italia».

Ma che cos’è la Theal Therapy?

Acronimo dell’inglese «Temperature controlled High Energy Adjustable multi-mode emission Laser», Theal Therapy è una terapia innovativa basata su un’avanzata tecnologia laser fino a 8 lunghezze d’onda ad emissione ed energia modulata e termo-controllata, che consente di massimizzare gli effetti terapeutici inducendo, fin dalla prima seduta, un’intensa riduzione del dolore e la ripresa della mobilità e riducendo sensibilmente i tempi di recupero.

Efficacia confermata anche da Marco Chaulan, fisioterapista di AC Milan, che ha testato la tecnologia sui giocatori del Milan: «Con la Theal Therapy abbiamo ottenuto ottimi risultati sia nel riassorbimento degli edemi, sia nel trattamento del dolore. Abbiamo curato con estremo successo tendiniti, lesioni muscolari e infiammazioni, con la possibilità di intervenire in fase acutissima su atleti con fototipi differenti e avviare il processo riabilitativo rapidamente, consentendo di accelerare i tempi di recupero. La Theal Therapy rappresenta un’importante evoluzione rispetto ai dispositivi laser fino ad oggi disponibili: il controllo termico, la creazione di mix di lunghezze d’onda e modalità d’emissione e i molteplici applicatori erano solo fantascienza poco tempo fa, mentre ora sono realtà e i risultati sono eclatanti».